Localizzato nell’altopiano granitico di Orune a circa 750 metri s.l.m., è raggiungibile da una deviazione a destra del km 81,900 della S.S. 389, nel tratto tra Nuoro e Orune, a breve distanza dall’omonima casa cantoniera.
L’eccezionale sito pluristratificato comprende un nuraghe complesso, una fonte nuragica e un villaggio nuragico, al quale si è parzialmente sovrapposto un insediamento di età romana e tardoromana, oltre all’omonima chiesa post-medievale.
Sant’Efis costituisce senza dubbio un eccezionale caso di studio per quanto riguarda la presenza romana nelle aree interne dell’isola e per l’ottimo stato di conservazione. Le indagini archeologiche, seppure ancora parziali, hanno messo in luce un complesso insediativo di circa due ettari caratterizzato dalla presenza di edifici a pianta rettangolare e quadrangolare, realizzati attraverso l’utilizzo di conci di granito locale con semplice malta di fango. Tra le strutture indagate si segnalano in particolare alcuni ambienti gravitanti intorno a una piccola piazza, dotati di pavimentazione lastricata, di un soppalco e di un sistema di canalizzazione con pozzetto di scarico delle acque: la copertura era realizzata con laterizi di produzione locale o di importazione; a poche decine di metri si trova un’ulteriore struttura quadrangolare, identificata, sulla base dei rinvenimenti, con un magazzino per lo stoccaggio delle merci.
Gli scavi archeologici hanno permesso l’individuazione di grandi quantità di materiali, tra cui soprattutto ceramica di importazione, come sigillata africana, lucerne e anfore, vasi in bronzo, reperti metallici, ceramica comune, da cucina e contenitori di derrate, in particolare olio e salsa di pesce di produzione africana. L’insediamento, di cui al momento non è noto il nome antico, era dunque legato a un’attività di tipo commerciale sorta in età imperiale lungo l’aliud iter ab Ulbia Caralis, nel segmento compreso tra Caput Tyrsi e Sorabile, probabilmente fungendo da centro di riferimento e di ridistribuzione per la regione circostante.
La vita dell’abitato di Sant’Efis si interrompe bruscamente intorno alla metà del V secolo d.C., in seguito alla distruzione causata da un incendio improvviso testimoniato dai resti combusti delle travature lignee individuati al di sopra del piano pavimentale delle strutture. Il crollo delle coperture ha sostanzialmente sigillato gli ambienti dell’abitato, favorendo la conservazione delle unità stratigrafiche che permettono di fotografarne in modo attendibile le ultime fasi di vita, offrendo perciò una datazione affidabile.
Il sito assume particolare importanza anche per quanto riguarda le dinamiche di cristianizzazione delle aree interne, tradizionalmente considerate legate ai culti pagani, se non primitivi, ancora ai tempi di papa Gregorio Magno (fine del VI secolo d.C.): all’interno del magazzino è stato recuperato infatti un raffinato bicchiere in vetro inciso con rappresentazione di Cristo tra gli apostoli, prodotto a Roma fra la fine del IV e gli inizi del V secolo; il reperto, presumibilmente destinato a un edificio di culto o comunque a gruppi sociali chiaramente cristiani, permette quantomeno di ricalibrare la presunta refrattarietà alla nuova fede da parte dei Barbaricini.

1. L’insediamento di Sant’Efis (Ph. F. Delussu)

2. L’insediamento di Sant’Efis (Ph. F. Delussu)

3. Sant’Efis, magazzino periferico (da R. Carboni, A.M. Corda, M. Giuman (eds.), Il tempo dei Romani. La Sardegna dal III secolo a.C. al V secolo d.C., Nuoro 2021, p. 411)

4. Sant’Efis di Orune, planimetria generale (da F. Delussu, La Barbagia in età romana: gli scavi 2004-2008 nell’insediamento di Sant’Efis (Orune, Nuoro), «The Journal of Fasti online», p. 2)

5. Manico e appliques di un vaso in bronzo (da F. Delussu, La Barbagia in età romana: gli scavi 2004-2008 nell’insediamento di Sant’Efis (Orune, Nuoro), «The Journal of Fasti online», p. 5)

6. Spatheion di produzione africana (foto da F. Delussu, La Barbagia in età romana: gli scavi 2004-2008 nell’insediamento di Sant’Efis (Orune, Nuoro), «The Journal of Fasti online», p. 4).