La necropoli di Istevene si trova sul versante sud-orientale di Mamoiada, incisa nella parete granitica che delimita la conca omonima a 2,5 km dall’abitato, immersa in una fitta macchia di leccio e roverella.
Si tratta di una necropoli costituita da 6 tombe ipogeiche del tipo domus de janas, scavate nel granito, che si data dal Neolitico Recente all’età del rame.
Le prime segnalazioni risalgono al 1922, quando la necropoli fu inserita negli Elenchi dei Monumenti, e furono poi tracciate nelle Carte Archeologiche di Antonio Taramelli del 1931. Nel corso del Novecento diversi studiosi hanno documentato i sei piccoli ipogei, localmente noti come “honcheddas”.
Gli ipogei sono pluricellulari, ovvero costituiti da più camere collegate fra loro, con planimetrie semplici, con celle di forma che varia da ellittica a quadrangolare.
L’ipogeo principale, noto come Tomba I, è costituito da un breve corridoio, o dromos, che conduce a una stanza rettangolare con porta sul fondo e comunica, tramite un varco nella parete sud, con un vano secondario.
La Tomba II si distingue invece per l’ingresso con dromos triangolare, che porta a un grande ambiente ellittico e ha un corridoio laterale che immette in una terza camera quadrangolare.
La Tomba III, nota anche come la più “monumentale” del complesso, presenta un atrio d’accesso, dal quale si dipartono due portelli che conducono a due camere comunicanti. Una di esse è suddivisa in due settori da un piccolo gradino interno e conserva, sul lato destro, incisioni verticali e una coppella circolare, mentre sul pavimento si notano ancora fossette rotonde di funzione rituale. Nel centro della camera principale una colonna di sostegno reca un nitido bassorilievo raffigurante un bovino, con corna orizzontali e dettagliate narici, un motivo simbolico di rara finezza nell’area nuorese.
La Tomba V, pur di dimensioni ridotte, mostra un piccolo padiglione d’ingresso che conduce a un’anticella e da qui ai due vani laterali: sul lato destro si osservano due ampliamenti successivi rispetto al nucleo originario dell’ipogeo, uno dei quali racchiude quattro cavate verticali e una grande coppella.
Due delle sepolture –Tombe IV e VI – presentano oggi la volta crollata e risultano prive di copertura, elemento che ne rende difficile la lettura; scansioni 3D condotte nel 2024 dall’Università di Sassari hanno restituito la geometria originaria.
Di particolare rilievo è la presenza di motivi simbolici incisi e modellati in rilievo all’interno dei sepolcri, fra cui una protome taurina scolpita in bassorilievo e coppelle.
Le tombe appartengono alla fase tardo-neolitica/eneolitica della cultura di Ozieri e facies successive (IV–III millennio a.C.), ma si segnalano riusi in età nuragica e, sporadicamente, punico-romana, attestati da ceramica residuale.
La necropoli è in buono stato di conservazione ed è accessibile attraverso un sentiero, corredato di pannelli informativi.