Tiana – Etnografia

Tiana, piccolo centro della Barbagia di Ollolai, si trova a circa 600 metri d’altitudine, sulle pendici occidentali del Gennargentu. Il borgo si sviluppa su un rilievo granitico attraversato dai torrenti Tino e Torrei, che si incontrano poco a valle prima di alimentare il lago artificiale del Taloro. Il tessuto urbano conserva una struttura compatta, con strade strette e case in pietra, costruite dai maistos de muru secondo tecniche tradizionali ancora riconoscibili.

Nel XIX secolo, secondo quanto riferito da Vittorio Angius, la popolazione tianese era impegnata soprattutto nella pastorizia e in un’agricoltura adattata a un suolo montano difficile, ma produttivo grazie alla cura degli orti situati lungo i corsi d’acqua. L’allevamento di bovini, suini, ovini e caprini seguiva ancora i ritmi della transumanza stagionale verso i pascoli più temperati del Campidano. Le donne ricoprivano un ruolo centrale nelle attività domestiche e nella tessitura, contribuendo all’autosufficienza familiare. Lungo il corso del Tino si sviluppò una fitta rete di mulini e gualchiere che rendeva il borgo un nodo produttivo di rilievo per tutta l’area. Queste strutture protoindustriali testimoniavano una capacità tecnica e una specializzazione precoce nella lavorazione dell’orbace, tessuto in lana, largamente usato per l’abbigliamento invernale.

Ancora nel XX secolo, l’identità del paese è rimasta legata alla filiera tessile, anche se la domanda di orbace si è progressivamente ridotta. Il museo Le Vie dell’Acqua – ospitato in località Gusagu – conserva l’ultima gualchiera attiva della Sardegna (sa cràcchera de Tziu Bellu), con un maglio idraulico perfettamente funzionante che testimonia un sapere tecnico scomparso. Il percorso museale, oltre a raccontare la lavorazione del tessuto, documenta l’organizzazione sociale e produttiva che sosteneva questa attività.

Il paesaggio naturale che circonda il paese è tra i più estesi della regione: boschi di lecci, castagni, roverelle e sughere coprono oltre l’80% del territorio comunale. Le vallate di Bau ‘e Fonne, Orovole, sa Costa ‘e Sili e le pendici del monte Mungianeddu offrono spazi per l’escursionismo e per il recupero delle pratiche legate alla transumanza. L’agricoltura di sussistenza – ancora praticata – include colture miste e produzioni tradizionali come formaggi, salumi, pane carasau, pane fresa, e una varietà di dolci stagionali (sa panemanna, pàrdulas, papassinos) legati alle celebrazioni religiose e familiari.

La parrocchiale di Sant’Elena Imperatrice, ricostruita nel XIX secolo, rappresenta il cuore del centro abitato, mentre la chiesa di San Sebastiano, con le sue cumbessias, accoglie ancora oggi pellegrini durante la festa che si celebra a fine agosto. Le mostre etnografiche ospitate nelle case storiche – Casa Satta e Casa Mereu – offrono uno spaccato sulla cultura materiale del XX secolo, tra ambienti rurali ricostruiti e arredi di pregio.

La partecipazione a “Autunno in Barbagia” ha contribuito a rafforzare una rete di valorizzazione culturale ed economica, fondata sulla trasmissione delle pratiche locali. Il carnevale di Tiana, noto come mèrculis de lessiu, si tiene il mercoledì delle Ceneri e, come in altri centri della Barbagia, rappresenta, come per gli altri carnevali isolani, un momento di rottura e festa comunitaria.

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Bibliografia essenziale

Angius, V. (2020 [1841]). Tiana. In L. Carta (Ed.), Città e villaggi della Sardegna nell’Ottocento (Vol 3, pp. 1695–1696). Nuoro: Ilisso Edizioni.
Bonu, R. (1965?). Tiana, paese di Sardegna. [S.l.]: [s.n.]; ristampa da Foresadu e Gosinu. (Cagliari: Stab. Tip. Fossataro).
Floris, F. (a cura di). (2007). Tiana. In La Grande Enciclopedia della Sardegna (Vol. 9, pp. 399– 401). Sassari: Biblioteca della Nuova Sardegna.
Lai, A., & Porcu, M. (Eds.). (2013). In Tiana (Saluto di B. Curreli). Cargeghe: Documenta.
Madeddu, E. (2003). Tiana in su filu 'e sa memoria, 1700–1950. Sestu: Zonza.
Moro, F. (2018). Tiana e la Sardegna: La storia del paese nella storia dell’Isola. Dolianova: Grafica del Parteolla.
Tiana. (2007). In F. Floris (Ed.), La grande enciclopedia della Sardegna (pp. 399–401). Sassari: Biblioteca de La Nuova Sardegna.