Ovodda – Etnografia

Situato a 750 metri d’altitudine, nel cuore della Barbagia di Ollolai, Ovodda è un centro circondato da rilievi granitici, boschi di sughere e corsi d’acqua, ai piedi del monte Orohole in un territorio attraversato dai fiumi Tino e Taloro, e caratterizzato da un equilibrio tra ambiente, attività economiche e forme culturali storicamente radicate. Le attività agropastorali, la lavorazione del granito e del sughero, così come le feste comunitarie, mantengono un ruolo centrale nella vita sociale del paese, oggi riconosciuto come Borgo Autentico d’Italia.

Nel corso del XIX secolo, l’economia di Ovodda si fondava sull’articolazione tra pratiche agricole e pastorali. Nel primo caso, il lavoro agricolo includeva coltivazioni di grano, orzo e legumi, mentre nel secondo, gli ovini e i caprini costituivano la spina dorsale del sistema economico locale, affiancato dall’attività artigianale, che includeva figure professionali come fabbri e muratori. Durante il Novecento e nei primi decenni del XXI secolo, Ovodda ha mantenuto una marcata vocazione agro-pastorale, affiancata da nuove attività come l’estrazione e lavorazione del granito nelle località di sa ’Orrada e su Ghirone e la produzione di manufatti in sughero. Realizzata negli anni Settanta a monte del lago Cucchinadorza, la centrale idroelettrica ha introdotto infrastrutture che oggi si affiancano ai percorsi escursionistici e alle attività di turismo ambientale lungo gli antichi sentieri della transumanza.

Il patrimonio di competenze tecniche locali vede la produzione di formaggi, pane e dolci cerimoniali e la cucina locale conserva preparazioni rituali come il pane ‘e fresa e dolci quali ispòlas, puzzoneddos, pistiddos e fruttinas alle mandorle. La lavorazione della pietra e del sughero continua a rappresentare una dimensione produttiva significativa, orientata sia all’uso edilizio sia alla realizzazione di oggetti artigianali.

Dal punto di vista simbolico, il carnevale del mercoledì delle Ceneri – Mehuris de lessia – si configura come un momento centrale all’interno del calendario comunitario e si caratterizza per la figura di Don Conte, un personaggio che si rifà ai nobili del passato, che viene condotto in processione da maschere fuligginose e vestite in modo disordinato, fino al rogo simbolico che avviene nella piazza del paese. In maniera non dissimile da altri carnevali, tale evento è un dispositivo di critica, memoria e coesione sociale, in cui la comunità rielabora collettivamente – e ciclicamente – la propria storia.

Oltre al carnevale, il calendario festivo comprende celebrazioni dedicate a San Giorgio (23 aprile), San Pietro (fine giugno), l’Assunta (15 agosto) e la tappa di Autunno in Barbagia, occasione di apertura delle cortes e di valorizzazione dei prodotti locali. La chiesa parrocchiale di San Giorgio, costruita nel XVII secolo e affiancata dal campanile in granito, è uno dei principali edifici religiosi, insieme al santuario di San Pietro, situato nel sito dell’antico villaggio di Olèri.

Il patrimonio archeologico è diffuso su tutto il territorio e comprende testimonianze dal Neolitico all’età nuragica. Tra i principali siti si segnalano i menhir di Predas Fittas, le domus de janas di Ghiliddoe e s’Abba Vo’ada, le tombe dei giganti di su Nodu ’e Lopene e diversi nuraghi tra cui quelli di Nieddìo, Osseli, Boninu, Campus e Orohòle.

Continua a leggere

Bibliografia essenziale

Angius, V. (2020 [1841]). Ovodda. In L. Carta (Ed.), Città e villaggi della Sardegna nell’Ottocento (Vol 2, pp. 1145–1147). Nuoro: Ilisso Edizioni.
Floris, F. (a cura di). (2007). Ovodda. In La Grande Enciclopedia della Sardegna (Vol. 7, pp. 53– 55). Sassari: Biblioteca della Nuova Sardegna.
Giomi, S. (2002). Il carnevale di Ovodda (Introduzione di F. Mastropasqua). Corazzano: Titivillus.