Teti – Protostoria e Storia romana

Protostoria

Il territorio di Teti custodisce uno dei paesaggi archeologici più densi della Sardegna centrale. Vi si ritrovano infatti testimonianze che coprono oltre 3 millenni, dalle necropoli neolitiche di domus de janas ai nuraghi e altri monumenti di epoca nuragica.

Le necropoli di domus de janas di Marrarosa e Pitzinnu, sebbene modeste, testimoniano una presenza sin dal Neolitico. La prima è costituita da tre tombe, una delle quali con interessanti aspetti decorativi come i motivi a falsa porta, la seconda da due celle. Ritrovamenti sporadici di ossidiana del Monte Arci e lame in selce indicano aree di frequentazione neolitiche sulle terrazze che dominano il canyon del Taloro.

Nell’età del Bronzo il territorio diventa più frequentato e tra XIV e XIII sec. a.C. sorgono i primi nuraghi monotorre, circa 8: Tovoli, Turriga, Alinos, Corte ’e Mesu, Pizzu ’e Monte, Gremanu, Sa Costa, Santu Miale. Essi sono posizionati in punti strategici come Sa Costa o Pizzu ’ e Monte. Non mancano i villaggi datati a queste fasi, sia intorno ai nuraghi che in forma indipendente.

Di particolare interesse il villaggio di S’Urbale, datato all’età del bronzo finale, con una quarantina di capanne addossate al granito, collegate da strette vie lastricate. Il sito è noto per aver conservato l’interno di una capanna con tutti i suoi arredi a causa di un incendio che ne causò l’abbandono.

Non risultano tombe di giganti nel territorio, probabilmente furono distrutte o spoliate in passato.

Nel Bronzo Finale l’area mostra la presenta di un importante villaggio-santuario, quello di Abini. Il sito è caratterizzato da un recinto sacro con fonte sacra e un villaggio circostante con una serie di strutture accessorie al luogo di culto, una capanna delle riunioni e una trentina di capanne disposte a ventaglio.

Dai numerosi interventi di scavo a cui fu soggetto il sito sin dalla fine dell’800 provengono oltre duecento bronzetti, bronzi votivi, armi e strumenti di straordinaria fattura.

Sulla base delle caratteristiche e dei ritrovamenti il santuario appare ben organizzato e di una monumentalità e importanza che lo dovevano rendere riferimento per diverse comunità dell’area.

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Bibliografia essenziale

Atzeni E., Il santuario nuragico di Abini (Teti), Ozieri 1975.
Brigaglia M.e Tola S., Dizionario storico – geografico dei comuni della Sardegna, Sassari 2006.
Consorzio Archeosystem, Progetto i nuraghi: ricognizione archeologica in Ogliastra, Barbagia, Sarcidano. I nuraghi, 1990.
Consorzio Archeosystem, Progetto i nuraghi: ricognizione archeologica in Ogliastra, Barbagia, Sarcidano. Il territorio, 1990.
Contu E., “Scavi e rilievi in Barbagia di Ollolai: contributi per Ovodda e Tiana”, in Rivista di Scienze Preistoriche 38 (1965), pp. 98–115.
Depalmas, A., Fundoni, G, Bulla C., «Nuove indagini nel santuario-villaggio di Abini (Teti, NU)» in «Notiziario del Portale della Preistoria e Protostoria – IIPP», 2018, pp. 89-124.
Fadda M. A., Il villaggio nuragico di Abini-Teti. Alla ricerca di un tempio perduto, in S. Angiolillio, M. Giuman, A. Pasolini (a cura di), Ricerca e confronti 2006. Giornate di studio di archeologia e storia dell’arte, Quaderni di Aristeo, Cagliari 2007, pp. 53-61.
Lo Schiavo F., Lo spazio sacro nel santuario di Abini, in Santuari nuragici, Cagliari 2003, pp. 123-149.
Lilliu G., La civiltà dei sardi. Dal Paleolitico all'età dei nuraghi, Torino 1988.
Lilliu G., Monumenti anti chi barbaricini, Sassari 1981.
Melis R., «Le domus de janas di Marrarosa (Teti)», Atti della Società Turritana 24, 1992, pp. 145-168.
Taramelli A., Carte archeologiche della Sardegna, Sassari 1994.
Ugas G., Fadda M. A., Ricognizioni nell’agro di Teti: S’Urbale», Bollettino di Archeologia 6, pp. 45-62.

Storia romana

Teti. Culti egiziani nella Sardegna interna?

Da una località sconosciuta del territorio di Teti proviene un modesto lotto di materiali di età romana, pertinenti a un contesto imprecisato, probabilmente di carattere funerario, oggi esposti al Museo Archeologico Comprensoriale di Teti.

Oltre a quattro unguentari databili tra II e I sec. a.C. e a una brocchetta, si segnala in particolare una lucerna del tipo a volute e priva di ansa, lievemente mutila in prossimità becco, databile nel I secolo d.C.

Sul disco è rappresentata una protome di Giove Ammone, divinità di matrice egiziana, con corna ricurve e folta barba: l’iconografia del dio è di grande rilievo perché potrebbe suggerire la presenza di Egiziani o almeno di simpatizzanti dei loro culti anche nelle aree interne della Sardegna, confermando alcune sporadiche testimonianze materiali già segnalate in passato, come per esempio le statuine del Dio Apis rinvenuti a Oliena, Bolotana, forse Bitti e Lula oppure una gemma con invocazione a Zeus-Serapide recuperata nel vicino territorio di Sorgono, da ascrivere però almeno al tardo II secolo d.C.

Tali ritrovamenti sono forse collegabili a un celebre episodio ricordato da Tacito e parzialmente anche da altri storici come Flavio Giuseppe, Svetonio e Cassio Dione, secondo cui nel 19 d.C. quattromila liberti di fede egizia e giudaica furono espulsi da Roma e trasferiti in Sardegna con lo scopo di reprimere il brigantaggio. Questo contingente avrebbe dunque integrato o sostituito quei reparti ausiliari che erano giunti nell’isola per iniziativa di Augusto, in seguito alla cosiddetta rivolta del 6 d.C., verosimilmente propagatasi nella Sardegna centrale: possiamo pensare per esempio alla coorte dei Lusitani ad Austis, acquartierata a breve distanza dal territorio di Teti, poi trasferita in Numidia nei primi decenni del I secolo d.C., forse rimpiazzata proprio da una parte dei soldati di estrazione libertina che peraltro potrebbero aver deciso di restare nell’isola anche dopo il 31 d.C., quando Tiberio ne avrebbe autorizzato il rientro a Roma.

In tal caso si spiegherebbe la presenza di testimonianze di culti egiziani e del giudaismo nelle aree interne e a ridosso dei principali presidi ai margini della Barbaria sarda.

1. Lucerna con protome di Giove Ammone da Teti (foto da N. Canu, Continuità e rotture nel passaggio all’età romana tra Barbagia e Sarcidano. Due esempi dai territori comunali di Teti e Villanova Tulo, in P. Ruggeri (ed.), L’Africa Romana, Atti del XX convegno internazionale di studi (Alghero, 26-29 settembre 2013), Roma 2015, p. 2069) 

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Bibliografia essenziale

N. Canu, Continuità e rotture nel passaggio all’età romana tra Barbagia e Sarcidano. Due esempi dai territori comunali di Teti e Villanova Tulo, in P. Ruggeri (ed.), L’Africa Romana, Atti del XX convegno internazionale di studi (Alghero, 26-29 settembre 2013), Roma 2015, pp. 2067-2069.
Canu 2016: N. Canu, Tra Sarcidano e Barbagia. Spunti sulla romanizzazione in una zona di transizione, in S. De Vincenzo, C. Blasetti Fantauzzi (eds.), Il processo di romanizzazione della provincia Sardinia et Corsica. Atti del convegno internazionale di studi, Cuglieri (OR) 26-28 marzo 2015. Analysis Archaeologica. An International Journal of Western Mediterranean Archaeology, Roma 2016, pp. 279-280.
L. Capponi, L’espulsione di Ebrei ed Egiziani da Roma sotto Tiberio: ricadute mediterranee, in S. Antolini, J. Piccinini, F. Russo (eds.), Roma e le province tra integrazione e dissenso, Macerata 2024, 117-136.
A. Gavini, Isiaca Sardiniae. La diffusione dei culti isiaci in Sardinia, in L. Bricault, R. Veymiers (eds.), Bibliotheca Isiaca, III, Bordeaux 2014, pp. 21-37.
G. Marasco, Tiberio e l’esilio degli Ebrei in Sardegna nel 19 d.C., in A. Mastino (ed.), L’Africa romana, Atti del VIII convegno di studio (Cagliari 14-16 dicembre 1990), Sassari 1991, pp. 649-659.
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