Protostoria
Il comune di Sorgono, situato nel cuore della Barbagia di Ollolai, custodisce un patrimonio archeologico di straordinaria importanza, che abbraccia diverse epoche della preistoria sarda. Il suo territorio è un vero e proprio museo a cielo aperto, dove si possono ammirare testimonianze che vanno dal Neolitico fino all’età nuragica.
La presenza umana nell’area è attestata almeno dal Neolitico, periodo a cui rimanda il sito di Biru ‘e Concas, uno dei più significativi complessi megalitici della Sardegna noto per la presenza di circa 200 menhir. I menhir, disposti in allineamenti e gruppi, testimoniano una frequentazione umana che risale al Neolitico recente.
Allo stesso periodo si datano anche diverse tombe ipogeiche del tipo domus de janas, distribuite in 3 necropoli non molto distanti dal paese.
L’area di Sorgono continuò ad essere abitata durante l’età del rame, ma soprattutto in età nuragica, quando il territorio appare costellato da circa 27 nuraghi, molti dei quali di difficile classificazione. Tra questi si conta un protonuraghe di particolare interesse, il Talei.
Ad essi si associano 9 tombe di giganti, che danno importanti informazioni sugli aspetti funerari.
Il patrimonio archeologico di Sorgono appare in generale ben conservato, monumenti come il complesso di Biru ‘e Concas hanno anche avuto importanti interventi di scavo e valorizzazione.
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Bibliografia essenziale
Storia romana
Sorgono tra archeologia ed epigrafia.
Il territorio di Sorgono, presumibilmente intersecato dalla per mediterranea in direzione nord-sud, ha restituito evidenze archeologiche ed epigrafiche che permettono alcune considerazioni sull’assetto insediativo e demografico delle aree interne: emerge ancora una volta la rioccupazione o frequentazione almeno occasionale di siti preistorici e protostorici in età romana e tardoromana, per esempio nel complesso megalitico di Biru ‘e Concas o nei contesti funerari di età prenuragica come Perdonigheddu e nuragica, per esempio nelle tombe di giganti di Serrazzargiu, Talei e Trodolossai.
I materiali rinvenuti, invero non sempre adeguatamente editi, da un lato evidenziano un riutilizzo protrattosi per tutta l’età imperiale almeno fino al V secolo d.C., dall’altro suggeriscono la circolazione di prodotti di importazione e dunque la propagazione dei flussi commerciali anche nelle regioni più interne dell’isola.
Il riutilizzo delle sepolture megalitiche, evidentemente ancora percepite come tali, non rappresenta una banale ed anacronistica espressione di riluttanza agli influssi culturali allogeni, ma più semplicemente una delle tante pratiche funerarie della Sardegna romana: una diversificazione ben documentata in età imperiale proprio nell’agro di Sorgono, come dimostrano per esempio casi di sepolture ad enchytrismos, cioè all’interno di grandi contenitori ceramici, o il ricorso all’epitaffi latini, come quello della piccola Valeria Saturnia, deceduta all’età di nove anni.
Anche in questo contesto l’apporto delle iscrizioni, per quanto limitato, fornisce preziosi spunti di riflessione sulle dinamiche di occupazione territoriale: due diplomi frammentari, databili nell’88 d.C. e nella prima metà del III secolo d.C., confermano lo stanziamento di veterani nella regione, forse ritornati nel luogo d’origine oppure nativi di altre aree della provincia e ricompensati con assegnazioni fondiarie nel Mandrolisai.

1.diploma frammentario da Sorgono (foto da A. Ibba, Frammento di diploma militare da Sorgono (Sardinia), «Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik», 210, 2019, pp. 239-243).

2. diploma frammentario da Sorgono (foto Archivio Antonio Ibba).

3. sepoltura in ziro da Sorgono (foto da G. Maetzke, Florinas (Sassari). Necropoli a enkytrismos in località Cantaru Ena, «Notizie degli Scavi» 1964, p. 313).