Protostoria
Il comune di Gavoi ha un ricco patrimonio archeologico che testimonia la presenza umana sin dalla preistoria.
Alla Preistoria risalgono due necropoli di tombe ipogeiche del tipo domus de janas, che portano al Neolitico la prima presenza umana nella zona. Mancano tuttavia resti di insediamenti dell’epoca, generalmente difficili da identificare. In continuità con queste evidenze sembrano essere i 6 menhir di Fiola e di Sa Itria, quest’ultimo dall’aspetto particolarmente monumentale.
Ma il maggior numero di testimonianze si datano all’età nuragica, quando l’area appare intensamente abitata e controllata da un cospicuo numero di nuraghi (14), principalmente di tipo monotorre ma con 1 nuraghe a corridoio e 1 di tipo complesso. Tra questi si citano quelli di Arrana, Capriola, Ipotologhi, Perdu Boe, Pirastreddu, Serra de Istelate, Spedeloi, Northa e il più conservato Talaichè, mentre alcuni risultano distrutti o non più rintracciabili.
L’aspetto funerario è invece testimoniato solo da 2 tombe di giganti, Lidanas e Pedras Fittas, che sembrano limitate rispetto al numero di nuraghi; probabilmente alcune sono andate distrutte o spoliate in passato.
Mancano tracce di luoghi di culto di epoca nuragica come pozzi sacri o templi a megaron.
Per quanto riguarda l’epoca nuragica l’insediamento dell’area appare strettamente legato a quello dei vicini territori di Lodine e Ollolai.
I monumenti sono in linea di massima in buono stato di conservazione.
Galleria foto
Bibliografia essenziale
Storia romana
Gavoi. Il ponte romano e medievale di Gusana
Il ponte di Gusana, detto anche Su Ponte Vetzu, costituisce una delle testimonianze più preziose ed emblematiche della viabilità romana nella Sardegna interna. Localizzato nell’odierno territorio di Gavoi, era visibile fino ai primi anni Sessanta del Novecento prima di essere sommerso all’interno dall’invaso della diga omonima.
Il ponte, realizzato a schiena d’asino e a quattro arcate, è lungo 43 metri, con parapetto interno largo 2,40 metri: le caratteristiche tecniche hanno suggerito una probabile ristrutturazione in età medioevale, come già aveva segnalato Antonio Taramelli.
Gli studiosi concordano nel ritenere che il ponte non appartenga all’aliud iter ab Ulbia Caralis ma piuttosto alla viabilità secondaria e in particolare a un deverticulum che permetteva il collegamento tra l’arteria interna della Barbagia e la regione occidentale aldilà del Tirso, fino a raggiungere la strada centrale sarda nota nell’Itinerarium Antonini come a Tibulas Caralis, corrispondente grossomodo all’odierna S.S. 131: il deverticulum attraversava il territorio di Teti raggiungendo presumibilmente il centro di Austis, dove un presidio militare romano e un insediamento di carattere civile sono documentati già nella primissima età imperiale.

1. Ponte di Gusana (fotografia di inizio Novecento da G. Manca di Mores, La Sardegna di Thomas Ashby. Fotografie 1906-1912. Paesaggi archeologia comunità, Sassari 2014, pp. 48, 190).